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•uà divina Commedia, di cui, come di opera piena d* insulse, e puerili favole, parlò nel suo Poema intitolato Acerba al Lib. IV. Cap. 13. Quivi pure lacerò la celebre Canzone di Guido Cavalcanti sopra Amore, che comincia: Donna mi prega, perchè io voglio dire ec. Per il che fattisi nemici non solo questi due insigni soggetti , ma eziandio i loro amici, e seguaci, e fra questi specialmente Lino del Garbo, uno dei più celebri Medici di quei tempi, fu necessitato a lasciar Firenze, e portarsi a Bologna, tuttoché assai male di essa prillato avesse nel Cap. XIII. della suddetta Opera. Quivi professò con incredibile universale applauso la Filosofia , e l'Astrologia dal 1322. in circa fino al l3'-.v , e pubblicò il Commentario suo sopra la Sfera di Gio. da Sacrobosco, quale fu impugnato aspramente da Dino del Garbo, e tacciato come contenenre eresie. Richiamato ciò non ostanre a l'irenre nel I3!i6. da Carlo Duca di Cantoria Figlio di Roberto Re di Napoli, per cui governava la Città nostra, il prese al suo servigio in qualità di Medico, e di Astronomo . Richiesto da Maria di Valois Moglie del Duca a far 1* oroscopo di lei , e della sua Figlia Giovanna predisse cose, ehe la irritarono, ma che pi>i si vcriliearono. Presero di ciò occasione per nuova

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mente perseguitarlo i suoi nemici , cioè', Dante, Guido Cavalcanti, e i due Fratelli Dino, e Tommaso del Garbo. Questi due ultimi specialmente accesi di rabbia, e di odio contro di lui trassero nel loro partito il Vescovo d* Aversa Cancelliere del Duca, e l'Inquisitore Accorso ambedue Frati dell'Ordine dei Minori, indi questi indussero il Duca a licenziarlo . Lo che ottenuto venne tosto Cecco arrestato per ordine dell'Inquisizione , e contro di lui fu formato aspro processo . I Capi d'accusa furono, che egli avesse di nuovo insegnata l'opinione d'Ermete già pubblicamente da Cecco rivocata in Bologna , che distruggesse la liberta dell' umano arbitrio , pretendendo, che il tutto dall'influsso delle stelle dipendesse, e che all' imperio di queste avesse altresì sottoposta la nascita , la povertà , e la morte di G. Cristo • Se ingiuste fossero queste accuse , o nò a me non spetta il decidere, dirò bensì quanto ni ha scritto il celebre P. Leonardo Ximenet nel Vecchio, c Nuovo Gnomone Fior, a pag. LXVII. „ Di questo Uomo varie sono state le opinioni dogli Scrittori, tra quali mclti sono, che lo accusano come reo, moki • che lo assolvono, come innocente. .Von può negarsi, che egli non prestasse gran fede all' Aerologia giudiziaria, il che apparirà a chiunque legge l'Opera sua prin

cipale intitolata Acerba; ma in quest' Opera stessa tale è la forza, con cui riprende i vizj, ed esalta le Virtù Cristiane, tali le spiegazioni, che egli da agl'influssi delle stelle, i quali egli combina con una perfetta libertà delle umane azioni, che vie* ne assai da dubitare qual sentenza realmente egli meriti presso Giudici spassionati . Io per me non intendo di asserir nulla sulla rettitudine, o ingiustizia della sua condanna, ma amo di pigliare il partito di rimettermi alle persone, che posatamente , e con buona critica hanno esaminata la causa.,, Difatti produce il giudizio del Ch. Abate Quadrio. Ma qualora difatti avesse errato, per iscusarlo bastar poteva 1' aver sottoposto al giudizio della Santa Romana Chiesa tuttociò , che avea scritto con queste parole, che si leggono in fine del suddetto Commentario: Si in hoc Libro meo, & in omnibus aliis inveniantur aliqua non bene scripta , ipsa omnia correzioni Sacr. Rom. Ecclesie, & mt ipsum submitto. Qui me legit intelligat. Ma forse più assai di queste difese furono potenti gli sforzi dei suoi nemici* i quali in- ■ fatti pftvalsero , e quindi contro di lui convinto reo delle menzionate accuse, e come dichiarato Eretico, uscì la sentenza di condanna al fuoco, per l'esecuzione della quale venne rilasciato al giudizio secolare

del Vicario del Duca di Calabria in Firenze , il quale era allora Iacopo da Brescia , e da questo fu la detta Sentenza fatta eseguire fuori di Firenze in Campofiore, come si è già detto, nel 1327 Frater Accursius, così termina la Condanna già MS. nella Riccardiana nel Cod. M. 1. num. XXV. srampata poi dal Lami nel Catalogo dei MSS. della suddetta Libreria pag. 235., e nelf Istoria Eccl, Fior. T. I. Pag 53.v , e nelle Lezioni Toscane T. 2. pag. 593., Fiorentinus Ordinis Fratrum Minorimi Inquisìtor haretitica pravitatis, misto ad se proecssu die XVII. lulii MCCCXXVII. a Fratrc Lamberto de Cingulo contra Magistram Ccchum de Esculo: citatoque Mag. Cecho , ut se prascntet in Choro Ecclesia Fratrum Minorum de Fior. an. MCCCXXVII. Ind. X. die XV. Mensis Dee. , eum llarcti* cani pronuntiavit , cumque reliquit Saculari ludicio requircndum, Dom. lacobo de Brescia. Ducali Vicario presente , & recipiente animadversiona debita puniendum . Librum quoque cjus in Astrologia latine scriptum, & quendam alium vulgarem libcllum Acerba nomine , reprobavit , & igni mandati decrevit; omnesque, qui tales, aut similes cjus libros tencrent, exeommunicavit. Eodern die supradiclus Vica ius indilate transmittens per militem, & Familiam suam Magistrum Ccchum, corani populi multitudine congregata cremari Jccit ad panalem mortcm ipsius, & omnium aliorum. Perdonate, Amico , se mi sono più del dovere diffuso in questo racconto, mentre un fatto sì strepitoso, e sì poco circostanziato dai nostri Istorici, il richiedea. Addio .

LETTERA NONA

COroni queste nostre fatiche la descrizione delle antichissime Chiese di San Salvi, e di S. Pietro a Varlungo. L'origine della prima trar si vuole da un prodigio ivi occorso quando che fosse . Ma siccome questo fatto è di autentici documenti del tutto destituto, così essendo stato finora mio costume di dar discarico di tuttociò, che ho detto, e che sono per dire, noi riporto, contento solo di riferire una recente memoria, che è in questa Chiesa presso l'Altare di S. Umiltà, che in se racchiude tutto il fatto. Essa adunque dice: D. O M.

HIC OCTINGFNTI FFRE SUNT ANNI LOCUS FI/IT QUO DUO FX MONACHIS S. SAI.VII ALRIG. EPISCOPI UP.ACHIUM EJUSDF.M ASPORTARUNT ET CAVA QUF.HCU CONDIDrRUNT NOCTF.M IMMOLATI POSTERÀ LUCE DUM PROGREDÌ PARABANT

SA

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