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si dà loro occasione che piglino l'armi et non senza manifesto pericolo degli beni et proprie persone degli ecclesiatici et d'ultima rebellione alla casa di Austria, però come V. Bne. non potrebbe secondo il debole parer mio senon difficilmente et con mala sodisfattione della cesa. et questa regia mta. pratticare per disturbar detto recesso, cosi istimo che sia per essere gran bene che ella la provegga con quelle ammonitione che le parrà ispediente et sarà à tempo à farlo, perche il recesso non può seguir di quà dalla metà del prossimo mese di Luglio etc.

Zacharius episcopus Pharensis.

(Leg. 2007. fol. 2712.)

3. Idem. 8. Juni 1555.

Hanno fatigato gli avversarii d'ottener due cose essentialissime in questa dieta, l'una ch'ognuno cosi principe como suddito potesse farsi di catholico lutherano senza pericolo di niuna pena, l'altra che dove gli prelati non haveano giurisdittione temporale non potessero manco haver la spirituale. Si trattò anco ultimamente di non amettere nel recesso la protestatione fatta dagli prelati di non voler contravenir al giuramento che han fatto a Die et a V. Bne., et questo perche essi desviati dicevano et dicono apertamente che sono qui per trattar la pace et beneficio del imperio non per veder quello che è prejuditio o beneficio della sede apostolica, la qual fanno professione di non conoscere. Me fù appresso fatto intendere da più bande il pericolo in che si trova la causa nostra per l'infinita audacia et malitia degli avversarii et fui in conformita informato dal Rmo. vescovo Haistatense il quale venne apposta a farme intendere ch'era disposto più presto a patir tutti gli stratii del mondo ch'acconsentir a simile impietà, per le quale cose deliberi et di scrivere a V. S. quanto le scrisse con l'ultime et di dichiararmi un' altra volta con questa mta: si come feci aiutato del s" Dio il di siguente che fu agli V.

Dissi apperto a s. má. quanto simili decreti erano per essere contra ogni divina et humana buona institutione, quanto convenivano dispiacer a V. S., quanto scandalo haverebbono causato in tutti gli buoni, quanto haverebbono depresso gli nostri cavalieri et fatto piu insolente la parte degli avversarii, et me alargai poi dimostrandole confidentemente il proprio pericolo delle cose particolare di su Mta. riducendole alla memoria che tutta la obedienza che limperatori haveano nell'imperio era fondata su quell' obedienza che davano gli principi ecclesiastici, la depression degli quali non poteva essere cercata da alcuno senza chiaro inditio di desiderio di deprimere insieme l'imperatore, et lasciai in somma su mi. ben informata del mio qualsi fusse parere sopra di ciò, et fù licenciato con questa conclusione che considerato che havesse un poco sopra le cose dette da me darebbe risposta, mà che potevo restar come credeva ch'io fossi certo ch'ella non sarebbe mai per condescendere à cosa alcuna inconveniente se non in caso d'ultima necessità et con intentione di far bene.

Hieri fui fatto chiamar da su m'a, la quale doppo molte parole che dechiaravanno l'ottima mente sua disse ch'io potesso star sicuro ch'ella non acconsentirebbe mai che fuisse data l'immoderata licenza agli sudditi, ch'era instata da desviati, mi promise appresso che se pur si havesse à dar libertà agli principi si darebbe agli principi immediattamente subjetti all' imperio, id est agli principi secolari non agli cattolici. Disse di più che in qualche cosa bisognava cedere anco agli avversarii, et questo per evitare che non si venga all' armi con quel tanto nostro disvantaggio, che minaccia la mal conditione del presente tempo; et me diede ad intendere, ch'il concedera libertà agli principi secolari, non poteva in effecto più che tanto, perche tutti sono gia lutterani, eccetti gli tre duchi di Baviera di Cleves et di Brunzvik, della costanza di quali tutti tre su mtà. affirma non essere di haver dubio alcuno.

Poi quanto alla giurisditione di prelati su má. disse che non si poteva pensare di veder pace fra costoro se anco in questo particolare non fusse data qualche sodisfattione agli desviati, et che come ella non haverebbe lasciato haver intero effecto alle lore dimande in cotal materia cosi non vedeva come poter fuggire di non contentargli al manco in questo, quod extra causas matrimoniales prelati in dominiis lutheranorum tantum jurisdictionem non habeant neque circa personas neque circa res. Jo replicai à su m' che secondo me nunquam erant facienda mala ut evenirent bona, et dissi di nuovo che questi mali si bien minori degli primi minacciati dagli avversarii erano pero grandi mali et etiam facilmente causa degli altri maggiori,

concludendo che darei intiera notitia del tutto a. V. S. et che voleso sperare che quel giusto Jddio che haveva posto in cuore a su mtà: il modo di remediar a parte del male il medesimo misericordiosissim.o gli mostrarebbe la via di remediar quietamente anco il tutto.

Desidera anco su mtà. che ogni cosa che fusse deliberata sarebbe compressa sotto la clausula, donec sia di commun contento eletto uno di tre mezzi da por fine al dissidio della religione è di concilio generale è di concilio nationale è di colloquio. A questo risposi pregando su mt. ad aprir ben gli occhi anco sopra di cio, perche con qualunque modo si fusse trattato di concordar diversamente da quello che ha usato in simili casi la sta. chiesa non era d'aspettar senon mal essito, aggiungendo contra il concilio nationale tutto quel peggio che me sorvenne; et compresi che su mta giudicava che s'havesse tandem a convenire nel colloquio. Tutto sia per aviso di.V. B. alla qual voglio un'altra volte haver detto con ogni riverenza et humiltà che secondo il debole parer mio sarebbe molto a proposito che V. S. con qualche paterna ammonitione alla Cesarea et questa mtà. et agli prelati mostrasse segno del dispiacer che gli danno queste novita essorbitanti . . . . . . . . . . .

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Si come hò diffusamente scritto a V. Bne. per l'ultime mie di IV. di presente il sermo. re mostrava di sperar et tener quasi por certo che questa, la qual costoro chiamano pace della religione, si potesse concludere senza quel tanto gran disvantaggio et pregiudizio della parte nostra catholica, ch'era cercato da desviati, et in quel particular massimamente il qual concerne la libertà del credere; e poi occorso che quando gli nostri catci. sono . convenuti in voler accordare nel modo che con la pta. mia ultima degli VIII. hò scritto che mi fu detto da esso sermo. re, ne la parte desviata del consilio degli principi ne il superior consiglio degli elettori hà voluto contentarsene in modo alcuno, giudicando loro (credo io) ch'essendosi gli catei. lasciati condurre fino a questo segno si siano per lasciar similmente tirare anco un poco più avanti, per il che hanno di nuovo escla

mato et gridato quanto han potuto minacciando pericoli et rovine.

Questo procedere hà cosi empito di paura gli detti cato. che per venir alla conclusione della pace hanno quanto al punto della libertà del credere acconsentito a questo di peggio:

Che non essendo piaciuto agli desviati che gli principi ecet. quoad personas non quoad officia et beneficia nec ad jurisdictiones, anzi che qualunque solta un principe ecce si dechiare alienato dalla cat nostra religione illicò si debba intendere privato di tutti gli beneficii.

Poi quanto alla protestatione degli cat- desiderarano che fusse al tutto posta in questo recesso, essendosi anco à cio arrabiosamente opposti gli desriati, sono convenuti gli nostri in contentarsi che in luogo della protesta sa posta una mentione della causa (come essi dicono) impulsira et finale di questa pace, dicchiarando l' imjulsiva essere stato desiderio di pace. la qual non si potera asseguir altrimente, et la finale acciò cte fatta la pace si potesse quanto più presto derenir alla concordia delle cose sustanciale della religione, per un degli tre altre volte da me scritti Lezzi ciò è o conc. gen. O conc. Rationale o colloquio : mà come ne à questo de all'altro sopradetto modo pertinente aila libertà del credere hà acconsentito la parte destata del consiglio delli principi. cosi se teme che non acconsentira manco il superior consiglio degli elettori, cosa che mi tiede grandezente perpleso et in dubio et gran paura di qualche notabie inconveniente et maggior assai di tutti gli altre passate.

Teie 1. 57 come il Ledesimo re non si puo promettere cus nissuna certa di questa gente, perche in fatto D' è uscito 14:10 il contrario di quel che baresse à seguire, puo parimente vedere la moderata et ipfame licenza che si usura questa natione, quarto e debole la parte cat et in quanto tericolo els

(Lez. 205. 'c 773)

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Con le atine cei de IT. a me pare å barer dato assai

0 razgo a T. B2. ii quarto era secesso sro à quel Panie, ce que hi cabidi caduti, si come Larro de to da

ultima necessita condescesero a lasciare che nello articulo della libertà, del potere impune adherire alla setta lutherana, si compendessero etiam li principi ecc.i. quoad ad personas tantum, non quoad ad jurisdictiones nec ad beneficia.

E di poi seguito che ne anche di questo si siano voluti contentare li elettori, per il che loro sono andati à richiamirsi a questa maestà dolendosi de catholici et accusandoli che non mostrino di curarsi della pace et beneficio dello imperio. Dal' altra parte li catholici hanno loro anchora richiamato et quasi protestato a S. Maestà et hanno in somma saputo cosi ben' dichiarare il torto che vien’ loro fatto, che sono stati bastanti con movere li agenti delli tre elettori eccci. et indurli a separarsi dali altri tre elettori secolari in questo modo.

Hanno dato di accordo li detti tre elettori ecoci con li prencipi catholici una scrittura a sua maestà, nella quale è espresso como pro bono pacis hanno condesceso à tutto quello che è stato adimandato dalli aversarii, escetto che al particolare dove essi voglieno che li prelati possono farsi lutherani godere et amministrare li beni ecclci.

Resterà ciò che il sermo. re decida et li faccia se potrà in qualche modo accordare, li catholici conoscono di essere passati troppo avanti et li disviati si presumono di tirarli anche piu oltre; però non ardisco giudicare quello che habbia da seguire, non havendo massimamente potuto parlare a sua maestà per essere ella stata hieri et hoggi alla caccià, le parlerò spero dimani et continuerò agiutando il meglio che sapero et potro questo mal incaminato negocio, del quale V. Sta. si può raccordare che ne ho fatto sempre tristo pronostico per molte ragioni ma per una specialmente che le scrissi nella prima mia, et fu questa che sapeva certo che ne anche dalla parte de cattolici non si era per trattare di fare bene alcuno, ma di fare solo il manco male, quello che hora più manifesto et non senza prejuditii et catture di grande importanza ci dimostra l'esperienza . . . . . . . . . . . . . .

(Leg. 2008. fol. 123..)

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