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da osservarsi per l'istallazione de vescovi nelle rispettive sedi, e per l'immissione in possesso delle mense vescovili. N Il cerimoniale suddetto distinto in due parti, secondo i diversi oggetti ai quali si riferisce, viene trasmesso agl'imperiali regi delegati provinciali ed agli ordinari, onde sia deposto negli atti delle imperiali regie delegazioni e cancellerie vescovili, e ne sia inoltre dagli ordinari fatta comunicazione ai capitoli cattedrali, che dovranno egualmente deporne un esemplare negli atti capitolari. \ Di questo cerimoniale si avrà norma quando avvenga il caso che si debba istallare un nulOVO VeSCOVO. Le particolari disposizioni d'ordine sono pei casi suddetti riservate al governo.

Milano, il 3 febbraio 1817.
S A U R A U.

CERIMONIALE

per l'introduzione de nuovi vescovi
nella rispettiva cattedrale.

Si premette a questo ingresso solenne il giuramento secondo la formola prescritta più abbasso, il qual giuramento dovrà prestarsi

dal vescovo, dopo l'istituzione canonica e la consacrazione, innanzi al presidente del governo coll'assistenza di due consiglieri, sopra lettura del più anziano fra i segretari. Quindi sarà stabilito, di concerto col nuovo vescovo, il giorno dell'ingresso solenne, destinandosi un giorno di domenica o di altra festa. La funzione sarà ordinata nel modo seguente : Il nuovo vescovo destina una chiesa qualunque della città posta in qualche distanza dalla cattedrale dove debba recarsi privatamente la stessa mattina. Ivi sarà accolto dal capitolo della cattedrale col clero della città e coi parrochi e vicari foranei esterni alla città nel circondario di miglia dodici. Vi saranno inoltre raccolti i ricoverati ne luoghi pii ed i giovanetti delle scuole normali. Il magistrato municipale della città parimente vi si dovrà trovare per decorare la funzione. Il vescovo vi ascolta prima una messa letta; quindi baciata la croce che il primo dignitario del capitolo cattedrale gli presenta, e ricevutane l'incensazione, si veste pontificalmente di piviale, e preceduto dagl'intervenienti suddetti s'avvia processionalmente alla cattedrale.

Durante la processione tutte le campane della città soneranno, corrispondendo al segno solenne che ne sarà dato dalle campane della chiesa dalla quale muove il corteggio. La processione si avanza coll' ordine seguente: precedono i luoghi pii, poscia le scuole normali, quindi il clero in abito corale senza stola, secondo il rango rispettivo. Finalmente gl'impiegati della casa e della curia precedono immediatamente il clero della cattedrale ed il capitolo, dopo il quale viene ultimo il vescovo vestito pontificalmente, ma senza baldacchino, che si riserva per ordinanza sovrana al SS. Sagramento quando è portato. Dopo il vescovo viene il magistrato municipale, e segue il popolo accorso. All'ingresso della cattedrale stanno a ricevere il vescovo alcuni individui del governo e del corpo della nobiltà. Il vescovo giungendo sparge l'acqua benedetta sopra i presenti, e s arresta a ricevere l'incensazione che se gli rinnova dal primo dignitario del capitolo. - Quindi il coro intuona l'inno ambrosiano, e mentre si canta, il vescovo avanzando si reca all'adorazione del SS. Sacramento, e poscia volto all'altar maggiore vi s'inginocchia, rimanendovi in quella positura finchè Circ. ed Atti 1817, Vol. I, P. Ir. 6

l'inno sia terminato, e che il primo dignitario stando in piedi dalla parte dell'epistola abbia cantata la pre hiera Protector prescritta nel pontificale romano.

Dopo di ciò il vescovo passa co' suoi assistenti a collocarsi in seggio particolare posto rimpetto al pulpito, ed i canonici prendono i loro posti nel coro. Dal pulpito si legge frattanto il dispaccio sovrano di nomina, la bolla pontificia di conferma e l'atto relativo della regia placitazione.

Terminata la lettura, il vescovo passa a collocarsi sulla sedia episcopale. Ivi seduto riceve il complimento che gl' indirizza con breve analogo discorso il primo dignitario del capitolo , ed ammette al bacio della mano il capitolo cattedrale, e poscia l'altro clero. Indi s'avvia nuovamente all'altar maggiore, dove canta egli stesso la preghiera diretta ai santi patroni della diocesi, e l'orazione per l'augustissimo imperatore e re.

Si dà principio quindi alla messa, che il vescovo può egli stesso celebrare od assistervi, chiudendo la solennità colla compartita vescovile benedizione.

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Io . . . . . . . . . giuro innanzi al sacrosanto nome di Dio, e prometto a S. M. I. R., per la grazia di Dio imperatore d'Austria, re di Gerusalemme, d'Ungheria, di Boemia, di Lombardia e Venezia, della Dalmazia, Croazia, Schiavonia, Galizia, Lodomiria ed Illiria, arciduca d'Austria, duca di Lorena, Salisburgo, Stiria, Carintia, Carniola, alta e bassa Slesia; gran duca di Transilvania, marchese di Moravia, principe-conte di Habsburg e Tirolo, ecc. ecc., mio graziosissimo imperatore e re, principe territoriale e signore, di essergli fedele e sommesso per tutta la mia vita, di promuovere, per quanto è in mio potere, il bene dello stato e l'interesse di S. M., di non assistere ad alcuna adunanza, intrapresa o progetto contrario, al vantaggio dell'una o dell'altro, ma in vece, qualora venisse a mia cognizione, di palesarlo a S. M. (*).

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- - (*) L'arcivescovo di Milano dopo la frase palesarlo a s. M. dovrà soggiungere: prometto inoltre di fare od eseguire particolarmente tutto ciò che è dovere di un fedele cappellano della corona del regno lombardo-veneto.

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