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esposti alla vista del pubblico colle opportune precauzioni per la sicura loro custodia. Sarà però obbligo del conduttori stessi l'ottenere, prima di entrare nello stato, il permesso di questa imperiale regia direzione generale.

3. I nazionali poi che volessero continuare alcuna delle professioni accennate nel primo articolo del presente avviso, od applicarsi d'ora innanzi all'esercizio delle medesime , dovranno chiederne il permesso all'autorità politica provinciale, e per la provincia di Milano a questa imperiale regia direzione generale, da cui si potranno concedere le relative licenze valevoli per girare nella sola provincia a cui appartengono.

4. Le autorità politiche non concederanno simili licenze a tutti coloro che abbiano ecceziono personali, e che non provino d'avere stabile domicilio nella rispettiva provincia, e di essere inabilitati a procurarsi altrimenti la propria sussistenza.

Milano, il 18 maggio 1817.

IL CONSIGLIERE AULICO, DIRETTORE GEN. DELLA POLIZIA,

CAVALIERE ANTONIO DE RAAB.

II secRET. DELLA DIREZIONE,

FORMENTI.

(N.° 65. ) MAssIME sull'applicazione dell'amnistia ai militari della disciolta armata italiana.

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L'imperiale regio comando generale militare ha partecipato al governo che il supremo imperiale regio consiglio aulico di guerra con venerato dispaccio io aprile p.” p.°, n.° 1533, in relazione agli ordini precedentemente emanati in punto d'amnistia, trovò conveniente di stabilire le seguenti massime circa il rinvio da accordarsi per detto titolo ai militari del disciolto esercito italiano che ora sono addetti alle truppe austro-itale. 1. L'amnistia, giusta le veglianti altissime determinazioni sovrane, si deve applicare ad ogni militare della disciolta armata italiana , il quale provi di essere disertato prima del 23 aprile 1814, e che nello stesso giorno fosse tuttora in istato di diserzione, in qualunque anno d'altronde (anteriore ai 1814 ) fosse egli disertato. Quindi si devono rinviare dalle truppe austro-italiane i militari suddetti che furono

poi ammessi nelle stesse truppe, e che ora reclamano il beneficio dell'amnistia. - All'incontro non si deve l'amnistia, nè il rinvio ai militari i quali furono arrestati sotto il cessato governo come disertori, ed in tale qualità giudicati ed obbligati ad una prolungata capitolazione, col qual obbligo trovandosi essi nei corpi italiani, allo scioglimento di questi furono poi passati nei nuovi corpi austro-italiani. I detti militari devono rimanere nelle truppe austro-itale fino a che abbiano terminato il prolungato periodo di capitolazione cui sono obbligati come sopra. E similmente non si deve l'amnistia a quei militari che disertarono dai disciolti corpi italiani dal 23 aprile 1814 in poi, 2. Quei militari della disciolta armata italiana, i quali avevano diritto all'amnistia assoluta, ma prima che tale diritto venisse riconosciuto furono arrolati, o si presentarono essi medesimi ad un corpo austro-italiano, e poi disertarono, non possono ora far più valere il loro diritto all' amnistia ; poichè essi avevano di già giurato alle bandiere austriache, e dovevano aspettare di essere rinviati nelle vie regolari. Ma perchè hanno essi mancato al proprio giuramento, devono essere trattati quai disertori, e come

tali devono servire otto anni, cioè la doppia capitolazione secondo i regolamenti del cessato governo, provvisoriamente per ora ritenuti in vigore in questa parte. 3. I militari disertati dalla disciolta armata italiana anteriormente al 23 aprile 1814, i quali presero servizio durante la guerra nel corpo franco Schneider, ed allo scioglimento di questo corpo furono ripartiti negli altri reggimenti, ed ora domandano l'amnistia, non possono ottenere il rinvio dal corpo in cui attualmente servono se prima non abbiano compiuto il periodo di servizio pel quale si erano volontariamente obbligati, dopo il qual termine saranno congedati. Se però i detti militari si fossero obbligati di servire soltanto durante la guerra, in tal caso devono essere immediatamente congedati, qualora non lo fossero stati prima d'ora. Tali superiori risoluzioni vengono colla presente circolare comunicate alle imperiali regie delegazioni provinciali per loro intelligenza e norma, avvertendole però che le medesime non portano alcuna modificazione a quelle finora adottate per gl'individui i quali sebbene avessero diritto all'amnistia, pure vennero ammessi nelle truppe austro-italiane per vagabondaggio, o per misura economica di polizia, o per effetto di volontario ingaggiamento come supplenti o volontari stipendiati. Per detti individui la carta d'amnistia sarà consegnata come per lo passato alla loro famiglia, o trasmessa al comando del corpo in cui servono, colla dichiarazione della rispettiva delegazione provinciale che esprima quello dei suenunciati titoli per cui furono destinati nelle truppe austro-italiane. Essi pertanto non debbono essere rinviati, sebbene abbiano ottenuto l'amnistia, ma devono continuare il servizio al quale per uno dei detti titoli sono obbligati.

Inoltre per la risoluzione contenuta nell'articolo 2 qui sopra indicato, i militari disertati da un corpo austro-italiano non possono più far valere il loro diritto all'amnistia, debbono essere trattati come disertori , e servire a contare dal giorno della pubblicazione della sentenza la doppia capitolazione, cioè ancora otto anni.

In conseguenza i militari che fossero in questo caso, saranno da oggi innanzi, giusta le norme vigenti per tutti gli altri disertori dai corpi austro-italiani , fatti tradurre al proprio reggimento, se disertarono da esso, oppure al deposito, se disertarono dal deposito o dal trasporto.

Circ. ed Atti 1817, Vol. I, P. II. 13

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